Translate

giovedì 5 luglio 2012

Svizzera: Quando il troppo stroppia
Da mesi, sulle strade svizzere, campeggiano cartelloni che invitano alla de-responsabilizzazione.
In sostanza, invece di invitare il "tipo del cartellone" a far leva sulla sua (larvale) forza di carattere, o a cercare di invitarlo a chiedersi perchè beve o a spiattellargli in faccia senza giri di parole i disastri a cui porta l'abuso d'alcool... lo si spinge ad affidarsi alla pietà del barista o alla bontà della fanciulla. Demenziale!
"Campagna" svizzera 2012 contro l'abuso d'alcool
Mi manda in bestia vedere i soldi delle tasse sprecati da burocrazia e cervello all'ammasso. Che stampino pure cartelloni, che ci riempiano le strade ma, prima di farlo, accendano almeno il cervello.

mercoledì 4 luglio 2012

Socrate, il rompicoglioni.
Per molti dei suoi concittadini Socrate doveva essere un tipo "strano", per alcuni addirittura un rompicoglioni. Ma cosa è rimasto a 2'500 anni di distanza? Il nome di Socrate o quello di Crizia (-otti), Anito (-oni), Meleto (-ini), Licone (-ema) e compagnia simile?
Socrate, la risposta è Socrate: una delle più grandi menti che l'Umanità abbia mai avuto.
Tutti gli "altri" (la "casta" per intenderci) è finita (parafrasando Lev Trockij) nell'immondezzaio della Storia.
Socrate (Atene 470 a.C. - Atene 399 a.C.)



da Cap.3 "Il Guado"
(Scena: Alpi svizzere; Tempi: Attuali; Personaggi: Seb: il padre; Spindle: il figlio).
«Un po’ dopo quella banda di “fulminati” dal genio, Anassimene, Anassimandro e tutti gli altri, comparve sulla scena un certo Socrate, il tafano di Atene. Lui andava in giro dicendo di non sapere nulla e che la sua missione era ronzare davanti al naso degli ateniesi per costringerli a pensare, per svegliarli dal tran tran quotidiano, dalle abitudini. In quell’epoca la ragione finiva spesso, chissà perché, dalla parte del più forte, ma lui andava dicendo in giro che l’uomo doveva ricercare il Bene e imparare a conoscere se stesso. E che bisognava essere coerenti, e dare prova, coi fatti, delle proprie idee, anche se ciò poteva costar caro, come costò caro a lui. Visto che rompeva troppo le scatole gli imbastirono un bel processo per motivi campati, in un certo senso, in aria, e cioè per empietà. E poi lo condannarono a morte, morte liquida: avrebbe dovuto bersi una coppa di cicuta, un veleno che non sbaglia mai. A quel punto i suoi tanti e potenti amici lo implorarono di scappare ma lui, coerentemente, rispose che non sarebbe stato da buon filosofo, né da buon cittadino, fuggire dalle proprie responsabilità e, pur convinto della propria innocenza, insistette per bere la cicuta… finché ci riuscì. In questo modo diede prova di grande coerenza e onestà intellettuale. Grand’uomo».
«Proprio un duro il nostro Socrate!» fece Spindle.
«Puoi ben dirlo. In un mondo in cui essere forti voleva dire spesso aver ragione, un Socrate che andava in giro dicendo che bisognava ricercare e riconoscere il Bene era una gran novità. E diceva anche che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta».
«Ha abboccato, ha abboccato, uauhh!!! Pesce per cena!!!».
La punta della canna di Spindle si fletteva convulsamente.
«Molla e recupera, molla e recupera, bravo, vai così» poi rimase a osservare senza dire più nulla. Avrebbe dovuto cavarsela da solo.
«Sette etti a vista d’occhio, pas mal!» fece Sebastian, «e l’hai pescato prima di me».
«Ma tu è da stamattina che parli, mica peschi».

martedì 3 luglio 2012

I Buddha di Bamijan. 
Cap.8 "Kaos"
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi  (il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena).
Il Generale apprezzava biscotti, zibibbo e discorsi.
«Signor Generale, il mondo è diventato piccolo e i problemi degli altri sono anche i nostri problemi, inutile far finta di non vedere. Quella gente va aiutata a casa loro, senza sradicarli dai loro affetti: gli uomini non sono oggetti che si possono spostare da una stanza all’altra come si vuole. E a questo dovrebbe pensare l’ONU. Bisognerebbe rispettare le loro risorse, lasciare parte dei profitti nelle loro terre, ai loro popoli, assicurare commerci equi, imporre il rispetto dei diritti umani, anche per quelli che devono ancora nascere, limitando la crescita demografica, combattere la corruzione, instillare in loro il senso del futuro e della progettualità, aiutarli a sviluppare gli occhi della mente, far superare il concetto di tribù per farli approdare a quello di Nazione. In poche parole bisognerebbe cambiare la loro mentalità, la loro visione della vita… il che significa, e ritorniamo al punto di partenza, esportare la de-mo-cra-zi-a, il nostro modello. Sì, bisogna esportare la democrazia, ma non con la guerra. Bisogna farlo con l’esempio, non rapinandoli ma aiutandoli. Ne siamo capaci. Se vogliamo, possiamo esserne capaci
».

Buddha di Bamijan
Guardò il Generale allargando le braccia: «Ma se l’Onu non è stata neppure capace di difendere i Buddha della Montagna di Bamijan, un patrimonio dell’umanità? Sarebbero bastati un centinaio di paracadutisti, truppe aerotrasportate e una limitata copertura aerea» bevve un sorso di zibibbo «ma l’ONU, fino a oggi, ha dimostrato di esser più brava a organizzare serate di gala ricolme di smoking, di lussuosi abiti da sera e di falsi sorrisi a quarantaquattro denti».
Il Generale lo guardò con dichiarato affetto.


lunedì 2 luglio 2012

Finalmente è finita
Ieri è finito il campionato europeo di calcio: che batosta per l'Italia.
Non ho visto la partita (viaggiavo in auto) ma, da quel che ascoltavo di tanto in tanto sulla RAI, la Spagna ha ben meritato la vittoria, eppure...

No comment
... eppure l'Italia tutta "soffre".
Ma quale sofferenza?
Invece di soffrire (e ne avrebbero tutte le ragioni) per una "classe" politica incapace e straripante di privilegi, la disoccupazione dilagante, lo sfruttamento insensato del Territorio, la mancanza di prospettive per i giovani, l'ipocrita abbandono degli immigranti, le tasse da rapina, la giustizia inesistente, la mancanza di servizi, etc, etc... gli italiani "soffrono" per aver mancato la brocca, pardon la coppa.
Ripeto: io non sono contro il calcio, ma contro il rincoglionimento da calcio.
Se avete voglia di calcio, o innumerevoli fanatics che non leggete questo blog, indossate le mutande, calzate le scarpette, pigliate i bambini, andate allo spiazzo più vicino e cominciate a correre, inseguire la palla e...  a sudare. Vi farà bene alla panza, alla mente, al cuore... e al portafogli.

domenica 1 luglio 2012

Sportivi e "Guardoni"
Gli sportivi sono quelli che praticano sport, quelli che faticano, quelli che si pongono degli obiettivi e sudano per raggiungerli e poterli, poi, superare.
Quelli che lo guardano (lo sport) non sono "sportivi", sono semplici ... guardoni.
Guardoni a volte sprovveduti, ma sempre complici di "infinite bande di gatti e volpi" che alimentano un mondo ormai fuori da ogni logica.


Nel calcio girano troppi soldi perchè possa rimanere, ancora, uno sport.
Partite truccate, scommesse illegali, corruzione, intimidazioni sono solo le naturali conseguenze degli "ingredienti" lasciati colare sui campi di calcio di questo mondo ormai globalizzato nelle follie collettive.
Per quanto mi riguarda io preferisco sudare dietro a un pallone.

venerdì 29 giugno 2012

Tripoli 1974, ragazze e polizia
A 18 anni mi saltò in mente di studiare l'arabo.
Dopo due anni di corso la maestra (una profuga italiana scacciata dalla Libia all'arrivo di Gheddafi) ci disse che sapevamo più o meno leggere e scrivere come dei ragazzini di quinta elementare.
Mi piaceva un sacco far svolazzare l'Alif madda, l'Alif wasla e l'Alif maqsura.
Nell'estate del 1974 andammo a Tripoli (eravamo una ventina) a fare pratica.
Di quel viaggio ricordo due cose.

Tripoli, Libia
Con Giuseppe S. passeggiavo in pieno centro. A un certo punto una cabriolet con due ragazze a bordo si accostò per chiederci se fossimo turisti e che lingue parlasssimo.
"Siamo italiani, massacriamo la lingua inglese e, da un paio d'anni, balbettiamo un pò d'arabo" risposi prima in italiano e poi in inglese.
Ci dissero che studiavano negli Stati Uniti, che erano rientrate per le vacanze estive e che si annoiavano a morte. Dopo qualche minuto da una strada laterale sbucò un poliziotto che cominciò a fischiare come un dannato, sembrava un arbitro di calcio. Prima di saltare in auto le ragazze ci dissero che dovevano andar via altrimenti avrebbero avuto guai perchè alle ragazze libiche era proibito intrattenersi con gli stranieri. Mentre si allontanavano urlammo loro il nome del nostro albergo: mai più riviste.
Tripoli, Libia, Parata 1° settembre 1984
La seconda cosa accadde alla parata del 1° settembre.
Fummo invitati ad assistere. I carri armati arrivavano da destra, facevano una "U" e poi passavano davanti alla tribuna d'onore. Uno dei carri prese la curva un pò larga e, per poco, non fece venir giù l'impalcatura degli scagnozzi di basso livello ascesi dopo il colpo di stato del 1° settembre '69. Non ci furono nè morti nè feriti ma (presumo) cazziatoni sì, e a tinchitè, dopo in caserma.

giovedì 28 giugno 2012

Ingegneri... da "Il Guado"
Cap.8 "Kaos"
(Scena: In auto, sulla SS 115 fra Montallegro e Porto Empedocle; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi (il capitano Bellodi... (ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta") e Don Sebastiano Arena ("nipote immaginario" di Don Mariano Arena). 
«Alla salute».
Il Generale ricambiò con gli occhi azzurri annacquati dal peso degli anni.
«Generale, gli ingegneri possono arrivare solo dopo i folli, i visionari, i geni, gli uomini di cultura e gli artisti, ma quando arrivano sono dei bulldozer, stravolgono le società, tolgono il cappello in mano a eserciti di poveracci, migliorano la vita di ogni giorno. Da secoli la Sicilia è terra di sorprusi. Una terra in balia di una squallida classe dirigente che ne è il vero cancro. È cambiato qualcosa quando sono arrivati Diderot, D’Alembert, Voltaire e Rousseau? No! Perché le loro, anche se grandi idee, erano comunque solo idee. I contadini dovettero rimanere ancora per oltre due secoli di fronte ai baroni con il cappello in mano, perché la loro velocità di fuga era limitata a quella… dei loro piedi. Solo quando arrivarono giornali, battelli a vapore, treni e corriere furono in grado di mettere i loro quattro stracci in valigia e svignarsela, spezzando catene e ragnatele vecchie di secoli, per rifarsi una vita da qualche altra parte.

Il Consiglio di Egitto, di Leonardo Sciascia
Gli ingegneri, signor Generale», e lo disse con aria sarcastica, «sono dei for-ni-ca-to-ri di vite altrui: mettono incinte intere società stravolgendone usi, abitudini e visioni del mondo, per dileguarsi subito dopo alla ricerca di nuovi sollazzi, di nuove invenzioni, abbandonandole in mano a schiere di inconcludenti azzeccagarbugli».