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Visualizzazione post con etichetta Il Guado. Mostra tutti i post
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lunedì 25 novembre 2013

"1:12 respinta".
L'affluenza alle urne è stata del 40% e l'ha bocciata il 64% dei votanti (pari al 25% degli aventi diritto al voto). In Ticino l'iniziativa è stata approvata dal 49% di chi si è preso la briga di andare a votare. La piccola Svizzera ha perso quindi l'occasione di mandare un segnale storico, etico, a questo Pianeta. Alla fine ha vinto la campagna allarmistica (meno lavoro, più tasse, apocalissi e catastrofi assortite) della minoranza dominante. Che peccato!


Il mio maggior rammarico sta nel fatto che, da quel che ho letto sulla stampa e visto in TV, i promotori dell'Iniziativa non sono stati capaci di volare alto con i ragionamenti. Non sono riusciti ad allargare l'orizzonte sugli aspetti storici e morali, assoluti e incontrovertibili, insiti nell'Iniziativa.
Mi vien da pensare che, se l'Homo sovieticus è stato cancellato dalla Storia, l'Homo oeconomicus sta portando l'Umanità, e il Pianeta, verso il baratro sociale ed ambientale. Che peccato!

*   *   * 
Cap.8 "Kaos"
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi attuali; Personaggi: il generale Bellodi
(il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e
Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena).

«Generale» disse don Sebastiano «la vittima è spesso il miglior alleato del carnefice. Il popolo non pensa, spesso non vuol pensare, chiede solo una cavezza. Come diceva mio nonno il popolo è pecora e chiede solo una cavezza per essere condotto al pascolo della menzogna».

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Sensuale Charlotte


mercoledì 20 novembre 2013

"1:12 e Il Guado".
Nel mio primo libro, "Il Guado", affrontai (era il 2011) il problema dell'ingiustizia sociale insita negli stipendi spudoratamente alti dei dirigenti delle grandi aziende occidentali. Il problema, prima di essere economico, politico o sociale è squisitamente etico.
Fino al 1984 il capo di una grande azienda svizzera guadagnava circa 6 volte più di un normale collaboratore. Nel 1998 il rapporto era salito a 13. Nel 2011 è balzato a 43. In Asia, per ragioni culturali, la forbice fra stipendi massimi e minimi è, ancora oggi, molto più limitata.

Iniziativa 1 : 12
A costo di apparire surreale, credo che i primi beneficiari di un tetto massimo nelle retribuzioni possano essere... gli stessi manager. I loro deliri di onnipotenza diminuirebbero (caso Vasella per tutti), e i "livelli di umanità" salirebbero (forse). Surreale? Forse!
*   *   *
Cap.6 "Catai"
(Scena: Appartamento in fabbrica, Zhu Hai, China; Tempi: attuali; Personaggi: Xi Rong: imprenditore cinese, Personaggio narrante).

"La Cina di Mao era malata», biascicò Xi Rong, «Deng ha iniettato il vaccino, le Zone Economiche Speciali, e solo vent’anni dopo, grazie ai nostri cinquemila anni di storia che covavano sotto la cenere, siamo diventati ricchi. Non tutti, ma molti. Molti hanno adesso di che vivere, molto più di prima. Per dirla da tecnici, abbiamo temprato la Cina. Oggi la Cina è dura, compatta fuori, ma anche fragile dentro. Forte fuori, a rischio di frattura dentro. Se i Mandarini di Beijing non vogliono che si spezzi in mille monconi dovranno usare gli occhi della mente, dovranno effettuare un trattamento di “rinvenimento”, rise stanco, da ubriaco, “come si fa con gli acciai, un bel trattamento termico per ridurre le tensioni nel paese, perché non si spezzi. Dovranno ridurre i conflitti fra le provincie ricche della costa e quelle povere dell’interno. Quelle fra i ricchi come me e i poveri come tanti. Fra quelli che hanno un futuro e quelli che non lo vedono neanche col cannocchiale. Forse è per questo che Beijing ha imposto alle grandi aziende statali dei tetti massimi per gli stipendi degli alti dirigenti e, credimi, con quegli stipendi e tutti gli altri privilegi, la vita qui in Cina diventa più che un paradiso”».
Anche Mr Zong era brillo, ma lui non parlava, ascoltava quel figlio che, per lui, era già una ricompensa.
Anch’io ero quasi brillo, ma non parlavo. Mi disgustava pensare al democratico, civile e immorale Occidente in cui gli stipendi dei presidenti di banche, assicurazioni e industrie potevano arrivare fino a mille, duemila volte quello degli ultimi dipendenti, come se avessero mille bocche ciascuno. Come se dovessero vivere settantamila o centoquarantamila anni. Stipendi e bonus stellari anche per chi, come alcuni ignobili gnomi di Zurigo o New York, avevano trascinato le superbanche sull’orlo del fallimento."



venerdì 18 ottobre 2013

"Terra figlia".
Viaggio molto in auto e in Italia, dalla Sicilia alla Toscana, dalla Calabria al Lazio, dall'Umbria al Piemonte, dalla Sardegna alla Lombardia, non è raro trovare monnezza en plein air.
A volte, dopo una curva, la trovi d'improvviso in uno slargo oppure può venirti incontro, per chilometri, dai bordi della strada. Dove c'è monnezza la terra è matrigna, è terra che i suoi abitanti non amano.
"Terra matrigna"
La foto sopra è stata scattata a latitudini e longitudini italiane. 
Quella sotto l'ho scattata, poche settimane fa, nell'entroterra di Losanna, Canton Vaud.

"Terra figlia"
La Sicilia, la Toscana, la Calabria, il Lazio, la Sardegna non sono, in potenza, meno belle del Canton Vaud. La differenza sta nella testa degli abitanti. La differenza sta nel fatto che da una parte vivono cittadini, dall'altra servi.
Süd Tirol, Italien
Per i cittadini le "terre di mezzo" (quelle fra una proprietà e l'altra) sono di tutti e bisogna averne cura. Per i servi "le terre di mezzo" sono del padrone e quindi da oltraggiare. A onor del vero c'è "un posto in Italia" che mi ricorda la Svizzera: il Trentino Alto Adige, il Süd Tirol, insomma.



mercoledì 5 giugno 2013

"Simm' 'e 'Napule (paisà)!".
Neapolis felix. Napoli è un posto dove si possono incontrare: o veri galantuomini, persone di gran classe e rara cultura, o sottoproletari subumani, senza alcuna coscienza, inselvatichiti dall'assenza, antica, dello Stato. Napoli può splendere come un luogo di grande umanità. Ascoltate un pò la consuetudine del sospeso che si usava fino a qualche tempo fa.  Al bar, dopo aver bevuto il caffè, se ne lasciava pagato qualcuno in più per un amico ben preciso o  per qualcuno che... poteva venire dopo. Se, nel corso della giornata, una persona nel bisogno si affacciava all'entrata e chiedeva: "Scusate, c'è un sospeso?...", il barista poteva rispondere: "Sì, si accomodi...". A volte il sospeso lo "creava", al momento, lo stesso barista. La globalizzazione sta ammazzando questi graffiti di civiltà, sta "appiattendo" il mondo.
Neapolis Felix
da "Il Guado"; Cap.8 "Kaos" 
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi  (il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena). 
«Generale» disse don Sebastiano «la vittima è spesso il miglior alleato del carnefice. Il popolo non pensa, spesso non vuol pensare, chiede solo una cavezza. Come diceva mio nonno il popolo è come il bosco della Ficuzza, pieno di corna».
«È vero! Il popolo pecora!» riprese il Generale «Sei mesi fa ero a Napoli, fuori dalla stazione centrale: una casbah, un’infinità di venditori abusivi. Li guardavo e ricordavo che pochi giorni prima, in televisione, avevo visto una pubblicità della Presidenza del Consiglio che invitatava a denunciare le contraffazioni e gli abusivi, e li c’erano abusivi a bizzeffe gonfi di merce contraffatta e di contrabbando, e vigili urbani che cianciavano tenendo salotto a pochi passi da loro. Poco dopo, camminando per Corso Umberto, vidi in mezzo alla strada un signore in piedi: giacca e cravatta, casco al braccio, motorino a lato, forse un bancario, che mostrava i documenti a due… vigili urbani. Quell’uomo era il popolo pecora! Io ero il popolo pecora. Mi vergognai»

sabato 25 maggio 2013

"Il Guado".
Nell'ultimo capitolo, "Kaos", provo a guardare la Svizzera con gli occhi del siciliano e la Sicilia con quelli dello svizzero. Sempre nell'ultimo capitolo lancio un j'accuse alla Sicilia per quello che potrebbe essere e che invece non è. La mia è la rabbia di chi, amando la propria terra, la vorrebbe migliore. Comunque sia, è per quel j'accuse che decisi di pubblicare "Il Guado" con un editore siciliano.

Il Guado, 2011
L'editore si era impegnato a pubblicare la versione e-book entro il 2011. A oggi non è ancora uscita. Nel caso non riusciste a procurarvi il libro, e voleste il file pdf, chiedetelo liberamente.


domenica 24 marzo 2013

"Aurora borealis, Odino e le Valchirie"
Come si fa a non pensare a streghe, Valchirie e cose strane quando si vive sotto cieli simili?

Aurora Borealis
Se appena potete, godetevi la "cavalcata" di Wagner sul pentagramma .

Cavalcata
Da "Il Guado"; Cap.8 "Kaos"
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi 
(il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e 
Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena).
«Signor Arena, durante delle manovre militari in un paese arabo, tanti anni fa, ebbi l’occasione di dormire per settimane in pieno deserto, sotto le stelle. Ricordo che prima di prender sonno quel “vuoto tutto pieno” mi faceva capire che non è possibile rappresentare quel che la nostra mente può appena intuire».
«Sono d’accordo con lei» fece don Sebastiano «a differenza dei popoli del deserto i nostri antenati vivevano in una natura zeppa di segni. Diverse volte, in missione, accampati nel buio del bosco, ascoltandone i rumori, avvertendo i movimenti della notte, non mi era difficile capire come la mente dei nostri antenati greci, celti, vichinghi, potesse essere colma di elfi, fate, satiri e folletti».


giovedì 8 novembre 2012

Petra, Troia, Rosetta... e Prometeo.   
Troia, antica città greca in Turchia, scoperta dal tedesco Schliemann.
Petra, la perla di Giordania, dallo svizzero Burckhardt.
La stele di Rosetta, ritrovata dalle truppe napoleoniche, permise al francese Champollion di decrittare i geroglifici egiziani.
Stele di Rosetta
Perchè sempre bianchi intrisi di pensiero occidentale a fare tutte queste scoperte?
E per giunta "in casa d'altri"?
Forse perchè il pensiero occidentale, fin dai tempi dell'antica Grecia, ha subito una "mutazione" sociale che l'ha plasmato in modo diverso da tutti gli altri. Che spinge a cercare gli occidentali, come novelli Prometeo, qualcosa che sta sempre "oltre".

Gateway of India, Mumbai
Cap.1 "Il bottino di Ahmed"
(Il protagonista si immerge nel "panorama umano" del Gateway of India a Mumbai).
Il Gateway brulicava come sempre di gente, di tanta gente che si trascinava indolente oscillando senza una meta e senza una scadenza. Figure in kurta, caffettani, sari, o in consunti pantaloni e logore magliette macchiate di sudore si muovevano lentamente ricoprendo tutta la spianata, come zampe di un immenso ragno dai movimenti rallentati. Il tempo scivolava dai loro zigomi come coriandoli che fuggono le dita di una mano aperta. Il tempo sembrava non chiedere loro nulla. Né un prima, né un dopo. Si accontentava di un semplice durante.


mercoledì 19 settembre 2012

"201", un bel numero per questo Blog.
Quando, mesi fa, Roberto e Giò mi consigliarono di metter su un blog per promuovere "Il guado", non sapevo da che parte cominciare perchè un'idea del genere non mi aveva mai sfiorato (neanche lontanamente) l'anticamera del cervello. Superata l'impasse iniziale, imparate quelle quattro cose per allestire gli articoli, cominciai senza sapere dove sarei arrivato.
Nella prima fase scrissi di persone e argomenti che mi  interessano (Leonardo Sciascia, Marguerite Yourcenair, Vela, Ecologia, Sicilia, Svizzera, Astrofisica, Storia, ...).

Di tanto in tanto inserivo dei brani del libro collegandoli a link multimediali (foto, dipinti, video, musiche) disponibili su internet (ringrazio gli immissari della Grande Rete).

Nell'ultima fase il blog è diventato un "quotidiano" con un solo articolo (a volte "strampalato", spesso centrato su temi sociali e politici). In altre parole, un megafono.

Oggi, 19 settembre, una data a me particolarmente cara, dopo 201 articoli (un numero che mi piace), ho deciso di "mettermi in cappa", di sospendere cioè il ritmo quotidiano e di scrivere solo di tanto in tanto.

Il lavoro incombente, i viaggi frequenti, la voglia montante (di scrivere) e le richieste insistenti (del nuovo libro) di poter vedere finalmente la luce non mi lasciano infatti più tempo per proseguire. Non mi resta quindi che indirizzare un grazie di cuore ai miei pochi lettori, far svolazzare un inchino nell'etere, salutare lo spazio virtuale, e lanciarvi un sonoro...
                                  au revoir!  
... e ricordatevi che un Nuovo Mondo possiamo costruircelo (ogni volta che vogliamo)... nella nostra mente. Basta recuperare la capacità di stupirsi e la voglia di riflettere! 



venerdì 14 settembre 2012

Non votate gli avvocati. 
Cap.3 "Il Guado"
(Scena: Alpi svizzere; Tempi: Attuali; Personaggi: Seb: il padre; Spindle: il figlio).
 
«Spindle, tu sai quanti avvocati abbiamo in famiglia: sono tutti brillanti, intelligenti, ma poco creativi. Medici, preti e filosofi vengono educati per curare. Artisti, architetti e cuochi vengono preparati per creare bellezza, ingegneri e scienziati vengono addestrati ad aprire nuove vie. Falegnami e scalpellini imparano a costruire.
Gli avvocati sono invece addestrati per litigare.
Indispensabili nella società per colpa della litigiosità umana, in politica sono dei disastri: poco creativi, burocrati, hanno la tendenza a impossessarsi delle idee altrui, una visione conflittuale dell’esistenza e scarsa propensione all’innovazione. Il mondo andrebbe molto meglio, ne sono certo, se in politica ci fossero meno avvocati».
Cosa accomuna Lenin, Fidel Castro, Andreotti, Clinton, Blair, Sarkozy, Gorbaciov, Obama, Putin, Schröder e tanti, tanti (troppi) altri politici? Sono tutti avvocati.
Non ho statistiche ma credo che la loro, in politica, sia la categoria largamente più rappresentata e ciò, a mio avviso, è una piaga biblica. La Storia dimostra infatti che spesso restano avvocati senza riuscire a diventare Statisti.
Sapete, per contro, qual'è l'estrazione professionale dei dirigenti della Cina di oggi dai tanti miracoli? Su nove membri del Politburo: sei sono ingegneri, due geofisici, e uno avvocato. 
Potrei però controbattere a me stesso dicendo che anche Breznev e Eltsin erano ingegneri e di disastri ne han combinati a tinchitè (= iosa). Ma questo non farebbe altro che confermare che il mondo non si regge sul bianco o sul nero, è dominato dalle vie di mezzo e che non bisogna, mai, generalizzare.


lunedì 10 settembre 2012

Ecologia all'aeroporto
Cap.5 "Madre Natura"
(Il protagonista, in transito all'aeroporto di Francoforte, mentre è in coda al controllo passaporti, riflette sul buonsenso all'ammasso).

Era sudato fradicio, fuori era novembre: meno tre gradi centigradi.
Dentro caldo assurdo, sfacciato e rapace.
Lui era vestito “da novembre”, e sudava come un mulo in salita.
Tutti, lì in coda, accalcati nella ressa, sudavano, sbuffavano e si sbottonavano. Sudavano perché all’interno del grande aeroporto era stato abolito l’inverno. Commessi, poliziotti, baristi e inservienti? Tutti in maniche corte, con il termostato inchiodato a ventiquattro gradi e anidiride carbonica a gogò, a zonzo per l’atmosfera.
E quella era la terra dei Grünen?



sabato 8 settembre 2012

Precetti
Cap.2 "Eldorado"
(Scena: Hotel "Stella Maris", Camogli; Tempi: attuali; Personaggi: Eric Desayeux (pubblicitario) racconta ad Aline (modella) di un lontano viaggio a Tehran).
«... ricordo anche che nella lobby dell’albergo, giusto a lato dell’ascensore, campeggiava un modesto quadretto di legno dorato con dei versi:
Precetti
Il più grande peccato è la paura.
Il più grande svago è il lavoro.
La più grande sventura è non nutrire speranza.
Il più grande coraggio è la pazienza.
La più grande maestra è l’esperienza.
Il più grande segreto è la morte.
Il più grande onore è la fede.
Il più grande successo: dei buoni figli.
Il più grande regalo è l’indulgenza.
Il più grande capitale è la fiducia in se stessi.

Mi aveva colpito la banalità del posto in cui si trovava quel quadretto: non era un tempio, né un ufficio  pubblico o un circolo culturale, era giusto l’atrio di un albergo qualsiasi, un atrio in cui aleggiavano però princìpi di grande umanità». 

L'hotel in questione a Tehran, Iran

giovedì 30 agosto 2012

Brigitte Bardot, io ... e il Big Bang.
L'ipotesi che va per la maggiore sull'origine dell'universo è quella del Big Bang: in poche parole circa 13,7 miliardi di anni fa tutta la materia dell'universo era concentrata in un piccolo punto.

13.7 miliardi di anni fa: "l'esplosione" iniziale

 
Secondo quel che dicono gli scienziati (anche se non ricordo bene) durante il Big Bang io
(più precisamente i miei componenti base) ero già lì.
A ben pensare, però, ricordo che ben compressi e incastrati ai miei c'erano anche i componenti base di... Brigitte Bardot. 

Brigitte Bardot
Che lunga e bollente storia la nostra.

lunedì 27 agosto 2012

Prese (moderne) per i fondelli
Conosco un sacco di gente che non parla inglese e non capisce cosa vogliano dire: "spending review", "fiscal drag", "rating", "spread" e così via.
Si sprofonda nel ridicolo quando si arriva a chiamare un Ministero della Repubblica... "Ministero del Welfare". Siamo sempre a Don Abbondio e al parlar difficile per confondere le acque, non farsi capire e fregare la gente. Anche chi non parla inglese, ma paga le tasse, ha il sacrosanto diritto di capire.

Don Abbondio cerca di infinocchiare Renzo Tramaglino parlando latino
Cap. 5 "Madre Natura"
(Il protagonista, in viaggio per Hong Kong, in transito all'aeroporto di Francoforte, bevendo un drink al "Goethe Bar", riflette sull'assassinio... dell'Alitalia).
"E così dopo decenni di malaffare, continui saccheggi e violenze di squallidi quaquaraquà politicamente trasversali, con la bancarotta dell’Alitalia, la compagnia di bandiera, tutti gli italiani erano stati subitaneamente trasformati in una massa di pigliainculo, proprio dei pigliainculo, come avrebbe detto il don Mariano di Sciascia.
Dopo aver infatti sborsato per decenni montagne di denaro pagando tasse su tasse per sovvenzionare la vacca pubblica, alla fine si erano ritrovati con dell’aria fritta fra le mani. La parte buona ai privati, ai soliti amici. Quella cattiva, tossica, la bad company, a loro, ai contribuenti pigliainculo. Grande sociologo quel don Mariano: delinquente, criminale, mafioso, ma grande sociologo.
Mentre il succo di pomodoro lo guardava minaccioso dal bicchiere pensò che da qualche tempo i politici usavano termini inglesi, per esempio bad company, per rendere più moderne le prese per il culo e termini medici, per esempio tossico, per darvi tocchi di scientificità".

giovedì 16 agosto 2012

Gente di valore
La morte di tutte queste persone dimostra che l'Italia è un paese ancora vivo.



Cap.6 "Catai"
(Scena: Appartamento in fabbrica, Zhu Hai, China; Tempi: attuali; Personaggi: Xi Rong: imprenditore cinese, Personaggio narrante)
Due ore dopo, Xi Rong era totalmente sbronzo e una vuota selva di bottiglie multicolori circondava le nostre gambe. «Si sono presi Hong Kong con la guerra dell’oppio. Governatore dopo governatore ci hanno trattato come insetti, ma alla fine arrivò Murray, lui ci guardava con altri occhi» ruttò sonoramente «ci guardava come esseri umani».
Ridendo triste continuò: «Da bambino vivevamo in quattro famiglie in un buco da cinquanta metri quadri» guardò sua madre: «Ti ricordi, mamma? Quindici, venti persone a litigare tutte le mattine per il cesso. Murray ci consegnò alla nostra dignità costruendo piccolissimi alloggi che ci restituirono l’intimità». Si fermò per qualche secondo: «Da bambino, Hong Kong era fetida e violenta, corruzione ogni dove. Murray rispose con l’ICAC, la Commissione Indipendente Contro la Corruzione. Oggi Hong Kong è una delle città più pulite del mondo. Non più corrotta, ma corretta… ah ah!», rise felice come un bambino per il gioco di parole.
Lo guardai mentre inseguiva con lo sguardo i suoi ricordi. Forse pensava alle risse da bambino lungo le strade di Kowloon o a Sir Crawford Murray MacLehose, venticinquesimo governatore di Hong Kong, l’uomo che aveva  cambiato la sua vita. Io pensavo invece a come il male possa fare più rumore  del bene, a come demoni quali Stalin, Hitler, Pol Pot e simili anime perse, siano immensamente più conosciuti a questo mondo dell’esercito, numeroso  ma invisibile, di gente rivolta al bene, come mia madre, Barbara Asta, Rita Atria, Geertruida Wijsmuller-Meijer, Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Jan Zwartendijk, Frits Philips, Joe Petrosino, Geert Lubberhuizen, Claudio Domino, Godfried Bomans, Giorgio Ambrosoli, Hetty Voute, Peppino Impastato, Gisela Wieberdink, Rut Matthijsen, Piet Meerberg, Heiltje Kooristra, Libero Grassi, Ted Leenders, Mario Pancari, Albert Schweizer, Boris Giuliano, Luis Martins de Souza, Emanuele Basile, Dantas Aristides de Sousa Mendes, Salvo D’Acquisto, Angel Sanz Briz, Eduardo Propper de Callejon, Paolo Borsellino, Hinmaton Yalaktit, Ninni Cassarà, i fratelli Bielski, Bernardo Rolland de Miota, Mario D’Aleo, José Rojas Moreno, Miguel Angel de Muguiro, Sebastian Romero Radigales, John H. D. Rabe, Rosario Livatino, Madre Teresa, Julio Palencia Tubau, Mauro Rostagno, Juan Schwartz Diaz-Flores, Giancarlo Siani, José Ruiz Santaella, Roberto Antiochia, Gaetano Costa, Shyqyri Myrto, Serafino Famà, Raoul Wallenberg, Giorgio Perlasca, Rocco Chinnici, Ho Feng Shan, Pippo Fava, Oskar Schindler, Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte, il tenente O’Shea, Angelo Vassallo, Salman Taseer, Shabbaz Bhatti, Accursio Miraglia, Placido Rizzotto, Antonino Lorusso, Pietro Scaglione,
Cesare Terranova, Lenin Mancuso, Giovanni Lizzio, Girolamo Li Causi, Salvatore Carnevale, Mario Francese, Eleonora Di Girolamo, Danilo Dolci e tante, tante altre sconosciute e leggiadre anime.

lunedì 13 agosto 2012

ZES: Zone Economiche Speciali
Deng Xiaoping e le Zone Economiche Speciali: un vaccino per una Cina allo  stremo.

Cap.6 "Catai"
(Scena: "Dong Fang Jiau Zi Wang" restaurant, Zhu Hai, China; Tempi: attuali; Personaggi: Xi Rong: imprenditore cinese, Personaggio narrante)
Xi Rong era rilassato. La birra, il vino, il kaoliang e il tè nero lo rendevano espansivo: «Anche se per noi cinesi, alla fin fine, Comunismo e Capitalismo sono solo due etichette, quasi parole vuote, si può pur dire che Deng è stato per tutta la vita un comunista, un grandissimo comandante militare e, nonostante le sue ultime riforme, è morto da comunista. Ha rotto le catene, aperto il Paese e avviato riforme perché ha avuto il coraggio di rendersi conto dell’evidenza: la Cina di Mao era diventata un corpo informe, in disfacimento, moribondo. Lui si limitò a iniettare, semplicemente, degli anticorpi nei punti più adatti: le Zone Economiche Speciali. Hai mai visto dell’acqua ghiacciare tutta d’un colpo? Impossibile, è contro natura. Inizialmente l’acqua comincia a ghiacciare solo in alcuni punti. Solo dopo, tutto il resto gela».
Finì il bicchiere di kaoliang, sorrise, poi continuò: «Divenne famoso in Occidente perché una volta disse: “Non è importante il colore del gatto, l’importante è che acchiappi il topo” e a quei tempi anche per una cazzata del genere si poteva finire appesi al primo palo. I fatti hanno comunque dimostrato che Deng aveva ragione e il Timoniere torto. E, anche se le Guardie Rosse gli hanno buttato il figlio giù dalla finestra, inchiodandolo per sempre a una sedia a rotelle, Deng ha voluto che il faccione di Mao restasse appeso alle pareti, per non dilaniare il paese e per poter dare da mangiare, prima di tutto, a un miliardo di cinesi. Sì, questa che ti sorprende non è la Cina di Mao, questa è la Cina di Deng e, dietro di lui, di Zhou Enlai».
Prese fiato, chiese ancora da bere, disse «Ganbei» portando in alto il bicchiere di kaoliang, poi continuò: «Forse un giorno le statue di Confucio o di Lao Tse troveranno posto in piazza Tien An Men, forse la foto di Mao sarà rimpicciolita o sparirà, ma ci vorrà tempo. Ci vorrà tempo per non creare inutili odi e inutili morti».
«Hai ragione» risposi «se quel terribile giorno, a Tien An Men, Deng non avesse ordinato il pugno di ferro, la Cina sarebbe forse precipitata nel caos e i morti per fame, per violenza, e per indifferenza sarebbero stati non centinaia o migliaia, ma milioni. Un po’ come è avvenuto in Russia, con la caduta, velleitaria, improvvisa e catastrofica, del Regime Sovietico. Un crollo che ha significato la morte per fame e disperazione per milioni di povera gente».
«Verissimo» rispose Xi Rong con voce lenta da ubriaco «lo stesso giorno in cui Deng ordinò di reprimere la rivolta, sposò la causa dei rivoltosi, combattendo la corruzione e pretendendo maggior attenzione per i bisogni del popolo».


Cina vicina

sabato 4 agosto 2012

5 Stelle a Dubai
Negli alberghi di lusso del golfo persico il personale di bassa forza è in genere filippino, indiano e del Bangladesh. Quello a contatto con la clientela (front desk, camerieri, baristi) dell'Europa dell'Est, in gran parte russi. A Dubai la bassa forza è pagata sui 300 dollari al mese, i camerieri sugli 800.

 
Una mia amica kirgiza, impiegata per un anno alla reception di un 5 stelle di Dubai, mi ha raccontato di un'inserviente filippina (pulizia camere) che, durante le due settimane in cui aveva sostituito una cameriera russa ammalata, aveva continuato a percepire... 300 dollari al mese.
"No muru vasciu ci s'appoggianu tutti" faceva dire Giovanni Verga a uno dei "Malavoglia".

Giovanni Verga (Catania 1840 - Catania 1922)

lunedì 23 luglio 2012

E questo sarebbe il nuovo che avanza?
E questo sarebbe il cambiamento? L'alternativa?
Aria, per favore aria, aprite le finestre.

Pier Luigi Bersani, segretario PD
da Cap.8 "Kaos"
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi  (il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena).
Don Sebastiano sembrava un fiume in piena.
«Signor Generale, la sua Repubblica Italiana ha fallito, e miseramente».
Il Generale saltò sulla sedia quando don Sebastiano intonò De André: “Prima pagina venti notizie ventuno ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità”.
«Ecco getta la spugna, ed è per questo che la democrazia sta fallendo. Perché sempre meno gente va a votare? Perché è sgomenta, non vede la  consequenzialità fra la causa e l’effetto, sente che non può cambiare le cose».
Rimasero per un po’ a parlarsi con gli occhi.
«Lei quand’era capitano, qui in Sicilia, rappresentava il futuro, la speranza, una possibilità migliore. Lei oggi rappresenta il passato, un passato che ha ucciso proprio quella speranza. La sua sinistra ha già “governato” questo paese, e tante volte. La sua sinistra si è gettata nella mangiatoia come, più e peggio degli altri, litigando per ogni singola briciola e poltrona, fottendosene della gente e condannando a morte quella stessa speranza a cui…» e lo disse con voce bassa «io stesso ho creduto. Signor Generale, lei non ha più titolo per costituire speranza, anche se io, come persona, e come è vero Iddio, le voglio bene e la rispetto».

sabato 7 luglio 2012


"Il terzo uomo"... e "Il Guado"
Cap.8 "Kaos"
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi 
(il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e 
Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena).

«La Svizzera è un grande Paese, potrebbe essere un esempio per il mondo intero, a cominciare dall’Italia: nazione nata dal basso, esercito di milizia, senso di appartenenza, spirito di servizio, democrazia diretta che lascia, spesso, l’ultima parola al Popolo».
Fece una pausa, lo guardò dritto negli occhi, poi riprese: «Cioccolata e orologi a cucu? Come diceva quel tale nel film "Il Terzo uomo"? Ignoranza e luoghi comuni, stupidi slogan. Gli italiani sono dei geni, ma per secoli hanno nuotato in fiumi d’oro: le famigerate decime dei paesi cattolici che da tutta Europa inondavano Roma. Senza gli oboli di Lisbona, Madrid, Parigi, Milano o Palermo difficilmente Michelangelo e Raffaello sarebbero potuti uscire dal guscio». Guardò ridendo il Generale: «La Svizzera sarebbe un posto noioso? Perché non c’è la lupara bianca? O perché non fioriscono, ogni mattina, cessi abbandonati ai bordi delle strade?».
Bevve un sorso di Alcamo: «La Svizzera è un paese di cittadini perché non ha mai comprato la sicurezza dagli altri come arrivò a fare, ormai fatiscente, l’Impero Romano appaltandola ai barbari. La Svizzera, piuttosto, l’ha venduta agli altri, la sicurezza, con i rinomati mercenari di montagna. Pensi un po’ a quei furbacchioni dei papi: chi si sono presi come guardaspalle? Gli svizzeri naturalmente: efficienti, professionali, spietati, disciplina, spirito di corpo,rispetto per i capi… fu per questo che entrai nelle Forze Speciali».
“Oh Madonna!” pensò il generale “Un collega più giovane?”.

mercoledì 4 luglio 2012

Socrate, il rompicoglioni.
Per molti dei suoi concittadini Socrate doveva essere un tipo "strano", per alcuni addirittura un rompicoglioni. Ma cosa è rimasto a 2'500 anni di distanza? Il nome di Socrate o quello di Crizia (-otti), Anito (-oni), Meleto (-ini), Licone (-ema) e compagnia simile?
Socrate, la risposta è Socrate: una delle più grandi menti che l'Umanità abbia mai avuto.
Tutti gli "altri" (la "casta" per intenderci) è finita (parafrasando Lev Trockij) nell'immondezzaio della Storia.
Socrate (Atene 470 a.C. - Atene 399 a.C.)



da Cap.3 "Il Guado"
(Scena: Alpi svizzere; Tempi: Attuali; Personaggi: Seb: il padre; Spindle: il figlio).
«Un po’ dopo quella banda di “fulminati” dal genio, Anassimene, Anassimandro e tutti gli altri, comparve sulla scena un certo Socrate, il tafano di Atene. Lui andava in giro dicendo di non sapere nulla e che la sua missione era ronzare davanti al naso degli ateniesi per costringerli a pensare, per svegliarli dal tran tran quotidiano, dalle abitudini. In quell’epoca la ragione finiva spesso, chissà perché, dalla parte del più forte, ma lui andava dicendo in giro che l’uomo doveva ricercare il Bene e imparare a conoscere se stesso. E che bisognava essere coerenti, e dare prova, coi fatti, delle proprie idee, anche se ciò poteva costar caro, come costò caro a lui. Visto che rompeva troppo le scatole gli imbastirono un bel processo per motivi campati, in un certo senso, in aria, e cioè per empietà. E poi lo condannarono a morte, morte liquida: avrebbe dovuto bersi una coppa di cicuta, un veleno che non sbaglia mai. A quel punto i suoi tanti e potenti amici lo implorarono di scappare ma lui, coerentemente, rispose che non sarebbe stato da buon filosofo, né da buon cittadino, fuggire dalle proprie responsabilità e, pur convinto della propria innocenza, insistette per bere la cicuta… finché ci riuscì. In questo modo diede prova di grande coerenza e onestà intellettuale. Grand’uomo».
«Proprio un duro il nostro Socrate!» fece Spindle.
«Puoi ben dirlo. In un mondo in cui essere forti voleva dire spesso aver ragione, un Socrate che andava in giro dicendo che bisognava ricercare e riconoscere il Bene era una gran novità. E diceva anche che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta».
«Ha abboccato, ha abboccato, uauhh!!! Pesce per cena!!!».
La punta della canna di Spindle si fletteva convulsamente.
«Molla e recupera, molla e recupera, bravo, vai così» poi rimase a osservare senza dire più nulla. Avrebbe dovuto cavarsela da solo.
«Sette etti a vista d’occhio, pas mal!» fece Sebastian, «e l’hai pescato prima di me».
«Ma tu è da stamattina che parli, mica peschi».

martedì 3 luglio 2012

I Buddha di Bamijan. 
Cap.8 "Kaos"
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi  (il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena).
Il Generale apprezzava biscotti, zibibbo e discorsi.
«Signor Generale, il mondo è diventato piccolo e i problemi degli altri sono anche i nostri problemi, inutile far finta di non vedere. Quella gente va aiutata a casa loro, senza sradicarli dai loro affetti: gli uomini non sono oggetti che si possono spostare da una stanza all’altra come si vuole. E a questo dovrebbe pensare l’ONU. Bisognerebbe rispettare le loro risorse, lasciare parte dei profitti nelle loro terre, ai loro popoli, assicurare commerci equi, imporre il rispetto dei diritti umani, anche per quelli che devono ancora nascere, limitando la crescita demografica, combattere la corruzione, instillare in loro il senso del futuro e della progettualità, aiutarli a sviluppare gli occhi della mente, far superare il concetto di tribù per farli approdare a quello di Nazione. In poche parole bisognerebbe cambiare la loro mentalità, la loro visione della vita… il che significa, e ritorniamo al punto di partenza, esportare la de-mo-cra-zi-a, il nostro modello. Sì, bisogna esportare la democrazia, ma non con la guerra. Bisogna farlo con l’esempio, non rapinandoli ma aiutandoli. Ne siamo capaci. Se vogliamo, possiamo esserne capaci
».

Buddha di Bamijan
Guardò il Generale allargando le braccia: «Ma se l’Onu non è stata neppure capace di difendere i Buddha della Montagna di Bamijan, un patrimonio dell’umanità? Sarebbero bastati un centinaio di paracadutisti, truppe aerotrasportate e una limitata copertura aerea» bevve un sorso di zibibbo «ma l’ONU, fino a oggi, ha dimostrato di esser più brava a organizzare serate di gala ricolme di smoking, di lussuosi abiti da sera e di falsi sorrisi a quarantaquattro denti».
Il Generale lo guardò con dichiarato affetto.