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lunedì 7 maggio 2012

Taxi a Osaka
Nel 2004, arrivando in piena notte al KIX, l'aeroporto di Osaka, non potendo prendere il treno espresso per la città, presi un taxi: pulizia perfetta, coprisedili (in tessuto di poliestere bianco) immacolati, tassista in perfetto assetto (berretto e guanti bianchi compresi). Dopo un'ora di viaggio  arrivammo al Nikko Hotel. L'autista si voltò, mi sorrise, mi chiese la carta di credito ed armeggiò per addebitare l'importo (circa 130 dollari): Gelo! La stampante si era inceppata e la "strisciata" di carta era illegibile. Mi guardò sorpreso e smarrito, si profuse in mille inchini (da seduto), poi chiamò la centrale per sapere se l'addebito fosse andato a buon fine. Non ero incazzato, ero solo reduce da un volo di dodici ore, stanco e con il chiodo fisso doccia+letto.
Dopo circa dieci minuti di telefonate e tentativi vari gli feci segno di andare alla reception dell'hotel (lui non parlava inglese, io non parlavo giapponese). Chiesi al receptionist di prendere i riferimenti del taxi, poi pagai, nuovamente, questa volta cash, l'importo all'autista.
Il receptionist emise un  secco singulto che significava un chiarissimo: "Sarà fatto".
Il tassista, a sua volta, inchinandosi e camminando all'indietro si scusò per tutti i trenta metri che lo separavano dall'uscita.
Una volta in camera mi fiondai sotto la doccia.
Non erano passati venti minuti (saranno state le tre e mezza di notte) che squillò il telefono: era il receptionist che chiedeva di venire in camera. Dopo pochi minuti arrivò insieme al tassista il quale, a braccia tese e capo chino, mi porse una busta bianca: dentro c'erano 130 dollari. Poi, chiedendo al receptionist di dirmi che era mortificato, inchinandosi e camminando all'indietro mi salutò augurandomi buona notte.



video

KIX Kansai International Airport




Express Train KIX - Osaka

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